
CON IL SOLE IN FRONTE…
Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto “Il Decimo Clandestino”
di Giovannino Guareschi
III ATTO
... SEGUE
Scena 1
(Buio. Si sente rumore di passi. Sotto un materasso, si nascondono tutti i Clandestini, tranne la più grande, coperti dalla lunga coperta. Si sente bussare ad una porta.)
Signora: (ancora non in scena) Apritemi! Sono la padrona di casa!... (Pausa) Chi c’è lì dentro?… Bambina! Apri immediatamente o chiamerò i carabinieri. Sono la padrona di casa. Spicciati!
(La Signora entra dal lato sinistro. Davanti a lei Cesarina indietreggia)
Signora: (puntando il dito in modo accusatorio) Chi sei tu?
Cesarina (balbettando, intimorita) Sono… la nipote della mamma...
Signora: (con fare beffardo) Ah, sì! La nipote della mamma! (guardandosi intorno). E gli altri? (La Signora inizia a camminare per tutta la scena aprendo tutti gli sportelli degli armadi)
Cesarina: (ancora balbettando) Ci sono… soltanto io.
Signora: (con sprezzo) Sì… Sì… soltanto… tu… (La Signora continua a guardarsi intorno, aprendo tutti gli sportelli che incontra. Si dirige verso il letto. Solleva la sovraccoperta. Si china…poi con soddisfazione) Presi!... (urlando) Fuori tutti!... Ho detto fuori tutti!
(I Clandestini escono uno alla volta intimoriti e si posizionano uno a fianco all’altro al centro della scena al fianco di Cesarina)
Signora: (come finendo un conto iniziato mentalmente. Poi gridando) Nove! Siete in nove o ce ne sono degli altri sotto il letto?.
Clandestini: (facendo insieme il segno con la testa e rispondendo in coro) No!
Signora: (ancora gridando con fare anche sarcastico) E siete tutti nipoti della mamma?
Clandestini: (facendo insieme il segno con la testa e rispondendo in coro) Si!
Signora: (sempre gridando) Come avete fatto a finire qui dentro… (I Clandestini rimangono immobili e non dicono niente)… Non mi dite niente?... Bene. Aspetterò chi ha organizzato tutto questo scherzo….
(La Signora si siede sul letto. I Clandestini non si muovono dalla loro posizione. Entra in scena Marcella con tre pesantissime buste della spesa. Guardando la scena lascia cadere tutto il contenuto con fare disperato)
Signora: (con sarcasmo, però questa volta con calma) Lei, dunque, sarebbe la vedova senza figli che, qualche mese fa, mi ha chiesto questo appartamento in affitto!?
Marcella: (allargando le braccia costernata)… Sì…
Signora: Benissimo. Nel contratto c’è tanto di clausola. (Pausa) Però… Cosa succederà? Io le intimerò di lasciare la casa e lei, allora andrà a raccontare il vostro caso al direttore del settimanale comunista della città e, fra qualche giorno, noi leggeremo che la sottoscritta, rappresentante della borghesia corrotta e sfruttatrice, vuol cacciare sul lastrico una povera donna con ben nove tra figlioletti e figliolette, eccetera eccetera. (ora con disprezzo) Alla faccia della cretina che l’ha giudicata una brava e semplice ragazza di campagna!
Marcella: (scuotendo il capo e con risentimento) Signora. Io sono una donna perbene e vengo da una famiglia perbene. Io non vado da nessuno. Io non faccio pagliacciate e non chiedo pietà e protezione a nessuno. (Pausa. Poi con fare un po’ sornione) Le dico semplicemente: vi siete mai accorti Signora, in questi cinque mesi, che qui ci sono nove bambini?
Signora: (un po’ sorpresa dal tono di Marcella) No. (poi con durezza) Però me ne sono accorta oggi.
Marcella: (con decisione) Faccia finta di non essersene accorta, allora. Noi continueremo a vivere come abbiamo fatto fino ad oggi, senza dar fastidio né a lei né a nessun altro della casa. (dopo una pausa) Appena avrò trovato una casa adatta a noi, me ne andrò con tutta la banda. (Con solennità) Se vuole glielo metto per iscritto.
Signora: (alzandosi dal letto e dirigendosi verso l’uscita di scena) Sta bene. Ne riparleremo.
(La Signora esce impettita. Marcella si butta a sedere sul letto e i Clandestini le si stringono intorno abbracciandola. Buio)
Scena 2
(Sul palco al buio, in penombra i Clandestini si preparano per andare a letto. Si tolgono gli abiti e sotto portano i pigiami. I Clandestini più piccoli vengono aiutati da quelli più grandi e si infilano nel letto. Marcella esce. Rientra in camicia da notte e si infila anche lei nel letto. Poi si fa completamente buio. Davanti al telo trasparente viene chiusa una tenda. Le luci si accendono una alla volta. Si sente bussare alla porta)
Signora: (ancora fuori scena. Con autorità) Sono la padrona di casa. Apritemi!
(Cesarina si alza. Si avvicina al lato sinistro del telo. Si accendono tutte le luci ed entra la Signora. Marcella si mette seduta sul letto e gli altri clandestini rimangono sotto le coperte).
Signora: (con freddezza) Buon giorno.
Marcella: (con imbarazzo) Buon giorno, Signora. Scusate se ci trova così. È il nostro giorno di libertà… (poi alzandosi dal letto e porgendo una sedia) Prego, accomodatevi.
(Una alla volta, sbucano fuori da sotto l’arruffio delle coperte le testoline dei clandestini e pare un giardino nel quale sbocciassero fiori. La Signora guarda con una smorfia lo strano spettacolo, poi apre con un gesto energico la tenda e scopre il telo trasparente).
Signora: È una domenica piena di sole con un cielo limpido e azzurro. (con asprezza) L’aria, il sole e il cielo non sono mica miei. Sono di tutti. (Pausa) Anche degli inquilini bugiardi!
Marcella: (con lieto stupore)… non so se ringraziarvi… o temere…
Signora: (interrompendola bruscamente)… Non si preoccupi. Non ho detto niente a nessuno. Neanche a mio marito…(poi, quasi con imbarazzo) Vi ho visti… L’altra sera… La sera della terribile scoperta. Almeno cento volte sono andata a spiare tra i tendaggi della finestra per vedere cosa succedeva quassù. Ma ho sempre visto le due finestrine deserte e le tendine completamente abbassate e immobili. Ho dormito agitatissima, quella notte, e alle cinque ero già di guardia, dietro lo spioncino che dà sul ballatoio. Alle sei l’ho scoperta che, seguita da tutta la banda, scendeva in punta di piedi trattenendo il fiato. Ho passato la giornata nervosissima e non ho mollato mai, nel pomeriggio lo spioncino: volevo sapere come facessero a rientrare questi piccoli dannati, e così sono stata costretta a rimanere lì fin verso la mezzanotte per saperlo. Allora ho intravisto nella penombra della scala la schiera silenziosa dei clandestini salire in fila indiana. Come fantasmi. E lo stesso è accaduto ieri, che era sabato. (Pausa. Poi con una strana serenità). Poi oggi, che è domenica, alle sette, ero già dietro la finestra a guardare in su. Ma le due finestrine della soffitta erano deserte. Ho guardato su venti volte e non ho trovato niente cambiato. Allora ho deciso di salire qui per vedere… Volevo sapere perché con questo cielo azzurro e questo sole dorato diciotto occhi non fossero all’insù attaccati alla finestra a stupirsi del cielo!
Marcella: (costernata, guardando per terra) Mi dispiace di avervi arrecato tanto disturbo… Ora è meglio che prepari…
Signora: (interrompendola bruscamente)… Per adesso favorisca smetterla anche con la commedia dell’uscita all’alba e del rientro a mezzanotte.
(Una luce illumina il quadro appeso sul alto destro del palco. Marcella si ferma un attimo a guardare. Cesarina si avvicina alla mamma e le dice piano)
Cesarina: Guarda mamma… Quel bimbo è uguale a quello che sta sul medaglione della Signora!
(La Signora si stringe al petto il medaglione. Marcella la guarda con vergogna. La Signora si gira per evitare di farsi scoprire in preda all’emozione).
Marcella: (balbettando con imbarazzo): Mi dispiace...
Signora: Cosa le dispiace? Le dispiace di avere nove figli e tutti vivi e sani?
Marcella: (con gravità) Sissignora. (Pausa) È la prima volta, nella mia vita, che mi dispiace di averli.
Signora: (brusca ed emozionata) Non dica stupidaggini! (Pausa) E, oggi pomeriggio, li porti a spasso.
(Buio. Solo una luce sul quadro. Marcella e i Clandestini vanno dietro al telo e, in trasparenza si vedono tutti i loro movimenti. Sul palco rimane da sola la Signora che si stringe in petto il medaglione e si siede sul lettone).
CONTINUA....
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