lunedì 21 dicembre 2009

Con il sole in fronte_6


... SEGUE

Scena 1

(Si accendono tutte le luci. Si sente uno squillo di un campanello. su un tavolinetto in legno davanti alla poltrona, la Signora risponde al telefono)

Signora: (con serietà) Ah. La donna dall’agenzia. Falla venire su!

(la Signora si accomoda e la luce su di lei si fa più fioca. Da dietro il telo compare Marcella che arriva al centro della scena in piena luce.)

Marcella: (con un inchino di riverenza) Buon giorno Signora.

Signora: Venga avanti. (Pausa. poi la Signora si alza e inizia a scrutarla dall’alto al basso) La manda l’agenzia?.

Marcella: (mettendosi sull’attenti) Sissignora.

Signora: (con fare interrogativo) È di città?

Marcella: Nossignora. Sono di campagna e vorrei stabilirmi in città.

Signora: E cosa faceva al suo paese?

Marcella: Lavoravo in un podere, con mio marito. Poi mio marito è morto...

(Pausa. Le due donne si guardano un istante. Il tempo di un sospiro)

Signora: Capisco. Figli?

Marcella: (dopo una piccola pausa di incertezza) Nossignora. (da dietro il telone si intravedono le sagome dei nove piccoli)

Signora: Le piacerebbe venire in questa casa?

Marcella: (con un sorriso) Sissignora.

Signora: (con fare soddisfatto) Bene. (pausa) E quando sarebbe disposta a prendere servizio? La mia donna è già partita ieri.

Marcella (stupita, ma decisa) Signora. Mi dispiace ma c’è un equivoco. Io ero venuta non per un posto, ma perché all’agenzia, mi avevano detto che qui c’era un piccolo appartamento da affittare.

Signora: (con espressione delusa, guardando il pavimento e rimettendosi a sedere sulla poltrona) Ah! Poteva spiegarsi prima!

Marcella: (imbarazzata e anche lei guardando il pavimento) Perdonatemi.

(Pausa. La signora si rialza e riprende a squadrare Marcella dall’alto al basso)

Signora: (con tono esplicativo) Dunque lei è vedova e vuole abbandonare la campagna per stabilirsi in città.

Marcella: Sissignora.

Signora: Perché?

Marcella: (tirando fuori dalla borsetta il contratto e porgendolo alla Signora) Devo guadagnarmi da vivere. Con la parte di mio marito ho rilevato un negozietto di commestibili...

Signora: (facendo finta di leggere il contratto e con fare un po’ annoiato) L’appartamento ci sarebbe. Sono tre stanze a soffitta all’ultimo piano. A soffitta, ma belle e sane. (Dopo una pausa, quasi addolorata) Però io le avevo destinate a un inquilino di sesso maschile e sui cinquant’anni, mentre lei è una donna ed è giovane.

Marcella: (allargando le braccia e in tono quasi esasperato) Signora. La colpa non è mia!

Signora: (sorridendo) Non le faccio nessuna colpa: dico semplicemente che un uomo maturo dà più affidamento di una donna giovane. Questa è una casa molto seria, molto tranquilla.

Marcella: (in tono deciso) Anche io sono molto seria e molto tranquilla. Vengo in città per guadagnarmi il pane, non per fare delle stupidaggini.

Signora: (continuando a sorridere) Lei mi ha detto che è vedova e senza figli?

Marcella: Sissignora.

Signora: (quasi che le stesse dando un consiglio) Io non le voglio certamente vietare di risposarsi. Comunque, (con fare categorico) sia ben chiaro, e lo metteremo per iscritto, che il giorno in cui lei dovesse risposarsi, mi lascerà libero l’appartamento. (Pausa) Questa è una casa di professionisti, gente tutta matura che ama la pace. (Con estrema durezza) Non ci sono bambini e non ne devono venire. Cioè possono benissimo venire, però se ne vanno assieme ai loro genitori. Siamo intesi?

Marcella: (seria) Sissignora. (intanto dietro il telo riappaiono le ombre dei nove ragazzini)

Signora: (dandole distrattamente un biglietto) Si presenti a questo indirizzo. È il mio amministratore che le farà firmare il contratto regolare. (Marcella prende il biglietto e con un salto di gioia si allontana verso il telo)

Signora: (con la stessa durezza) Naturalmente, (Marcella si ferma sull’orlo del telo e si gira verso la Signora) niente bambini anche se lei non si risposa!

(Buio) 

CONTINUA...