venerdì 9 aprile 2010

rovine di un tempo... grandiose rovine!!!


Il sangue dei martiri che sgorga copioso
a irrigare le pietre d'un trionfo funestoso,
fermenta un popolo che la Croce brandisce,
un popolo silente che in preghiera ingigantisce
le pietre indomate plasmando Bellezza,
dettagli di natura d'incauta grandezza.

Il sangue dei martiri: orgoglio dei vinti,
per una Croce sbranati, per una Croce sospinti
al trionfo regale d'un barbaro Imperatore
che nel sangue proclama la vittoria dei vinti.

Ma s'odono ancora tra le pietre silenti
 di teneri fanciulli condotti come armenti
al macello circense per il lazzo della gente
stringendosi l'un l'altro, reciproca sorgente
sgorgante nel pianto, la libera prece
alla scelta di Dio che muore sua una Croce,

per purificare il sangue del loro Cuore,
unico vero trionfo, la vittoria dell'Amore
che da una Croce s'inchina per governare
anche a dispetto di ogni Imperatore.

venerdì 12 marzo 2010

Speranza fugace speranza che fuggi!


Oggi venerdì 12 marzo 2010 ho inviato l'accettazione del contratto di Edizione per il mio Martino e l'Anarchico...
Signore, perché questa tristezza che stringe il mio cuore?
Signore, perché in quest'ora 
ove quello che desidero
timidamente s'incammina al suo compimento,
l'unica cosa che rimane 
è la bocca amara d'una strana sensazione di
Solitudine immensa?

giovedì 21 gennaio 2010

Con il sole in fronte_10



CON IL SOLE IN FRONTE…

Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto “Il Decimo Clandestino

di Giovannino Guareschi
Finisco qui di tediarvi ulteriormente con la bruttura di questa riduzione teatrale.
Che chiunque legga questa cosa mi perdoni di tanta presunzione...
Che Giovannino da lassù mi perdoni per aver utilizzato il suo genio per il mio piccolo angolo di desolazione...
Che Dio mi perdoni per tutto quanto ho fatto e farò in questo angolo di virtualità...
... SEGUE

(Buio. Solo una luce sul quadro. Marcella e i Clandestini vanno dietro al telo e, in trasparenza si vedono tutti i loro movimenti. Sul palco rimane da sola la Signora che si stringe in petto il medaglione e si siede sul lettone).

Signora: Andate, nove piccoli clandestini.

Godetevi il calore di un amore che sboccia a Primavera.

Andate nove boccioli di Primavera nei campi

dai quali siete stati tratti e con amore e sudore coltivati.

Io sono qui. E sarò qui ad attendere…

Ad attendere dietro una tenda… O dietro uno spioncino…

Dalle stanze chiuse del mio dolore… Dal buio della mia nostalgia…

Io attenderò voi. Andate e tornate portando un po’ di questo calore di Primavera,

che sciolga il gelo di queste fredde stanze.

Andate e tornate portando nel mio cuore una inattesa Speranza.

(Pausa. Si abbassano le luci. Rimane ben illuminato solo il telo trasparente).

Ecco che le luci della sera succedono eterne alle luci del giorno…

E il mio cuore ancora vi attende…

(mentre la Signora parla Marcella e i Clandestini passano al buio dietro il telo illuminato, mostrando solo la propria ombra)

Eccovi che silenziosi entrate.

Eccovi che discretamente e amorevolmente portate l’Imprevisto di questa nuova Primavera…

Ecco la dignitosa e coraggiosa madre (passa Marcella)…

Ecco il clandestino più piccolo, aggrappato alla sua sottana…

Clandestino due…… Clandestino tre…… Clandestino quattro……

Clandestino cinque…… Clandestino sei…… Clandestino sette…… Clandestino otto…… Clandestino nove… Clandestino…

(entra nell’ombra un altro bambino. Ed è l’ombra di un bambino completamente diverso da tutti i nove clandestini. E, arrivata al centro dello schermo luminoso della finestra, l’ombra sosta e alza un braccio e agita la mano in segno di saluto. Sì: saluta proprio lei. Proprio la Signora. Il decimo clandestino saluta, e poi seguita la sua strada e esce dallo schermo e diventa un’ombra nell’ombra. La Signora si gira verso il ritratto e si scioglie nella commozione. Inizia in sottofondo e prosegue ad libitum fino alla fine della scena “Voglio vivere così”)

… Il decimo clandestino… Proprio TU…

Quanto ti ho atteso… Da sempre nelle lacrime Ti ho atteso…

Ho atteso sempre Te, che eri da sempre presente.

Una presenza calda e amorevole.

Raggio di sole di Primavera. Bocciolo di Primavera appena piantato.

Piantato e per sempre presente.

Presente nel mio Amore.

Misteriosa Presenza che mi riempie di serenità.

(La Signora balla stringendo in petto il suo medaglione. Sipario)

FINE

lunedì 18 gennaio 2010

Con il sole in fronte_9


CON IL SOLE IN FRONTE…

Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto “Il Decimo Clandestino

di Giovannino Guareschi

III ATTO

... SEGUE

Scena 1

(Buio. Si sente rumore di passi. Sotto un materasso, si nascondono tutti i Clandestini, tranne la più grande,  coperti dalla lunga coperta. Si sente bussare ad una porta.)

Signora: (ancora non in scena) Apritemi! Sono la padrona di casa!... (Pausa) Chi c’è lì dentro?… Bambina! Apri immediatamente o chiamerò i carabinieri. Sono la padrona di casa. Spicciati!

(La Signora entra dal lato sinistro. Davanti a lei Cesarina indietreggia)

Signora: (puntando il dito in modo accusatorio) Chi sei tu?

Cesarina (balbettando, intimorita) Sono…  la nipote della mamma...

Signora: (con fare beffardo) Ah, sì! La nipote della mamma! (guardandosi intorno). E gli altri? (La Signora inizia a camminare per tutta la scena aprendo tutti gli sportelli degli armadi)

Cesarina: (ancora balbettando) Ci sono… soltanto io.

Signora: (con sprezzo) Sì… Sì… soltanto… tu… (La Signora continua a guardarsi intorno, aprendo tutti gli sportelli che incontra. Si dirige verso il letto. Solleva la sovraccoperta. Si china…poi con soddisfazione) Presi!... (urlando) Fuori tutti!... Ho detto fuori tutti!

(I Clandestini escono uno alla volta intimoriti e si posizionano uno a fianco all’altro al centro della scena al fianco di Cesarina)

Signora: (come finendo un conto iniziato mentalmente. Poi gridando) Nove! Siete in nove o ce ne sono degli altri sotto il letto?.

Clandestini: (facendo insieme il segno con la testa e rispondendo in coro) No!

Signora: (ancora gridando con fare anche sarcastico) E siete tutti nipoti della mamma?

Clandestini: (facendo insieme il segno con la testa e rispondendo in coro) Si!

Signora: (sempre gridando) Come avete fatto a finire qui dentro… (I Clandestini rimangono immobili e non dicono niente)… Non mi dite niente?... Bene. Aspetterò chi ha organizzato tutto questo scherzo….

(La Signora si siede sul letto. I Clandestini non si muovono dalla loro posizione. Entra in scena Marcella con tre pesantissime buste della spesa. Guardando la scena lascia cadere tutto il contenuto con fare disperato)

Signora: (con sarcasmo, però questa volta con calma) Lei, dunque, sarebbe la vedova senza figli che, qualche mese fa, mi ha chiesto questo appartamento in affitto!?

Marcella: (allargando le braccia costernata)… Sì…

Signora: Benissimo. Nel contratto c’è tanto di clausola. (Pausa) Però… Cosa succederà? Io le intimerò di lasciare la casa e lei, allora andrà a raccontare il vostro caso al direttore del settimanale comunista della città e, fra qualche giorno, noi leggeremo che la sottoscritta, rappresentante della borghesia corrotta e sfruttatrice, vuol cacciare sul lastrico una povera donna con ben nove tra figlioletti e figliolette, eccetera eccetera. (ora con disprezzo) Alla faccia della cretina che l’ha giudicata una brava e semplice ragazza di campagna!

Marcella: (scuotendo il capo e con risentimento) Signora. Io sono una donna perbene e vengo da una famiglia perbene. Io non vado da nessuno. Io non faccio pagliacciate e non chiedo pietà e protezione a nessuno. (Pausa. Poi con fare un po’ sornione) Le dico semplicemente: vi siete mai accorti Signora, in questi cinque mesi, che qui ci sono nove bambini?

Signora: (un po’ sorpresa dal tono di Marcella) No. (poi con durezza) Però me ne sono accorta oggi.

Marcella: (con decisione) Faccia finta di non essersene accorta, allora. Noi continueremo a vivere come abbiamo fatto fino ad oggi, senza dar fastidio né a lei né a nessun altro della casa. (dopo una pausa) Appena avrò trovato una casa adatta a noi, me ne andrò con tutta la banda. (Con solennità) Se vuole glielo metto per iscritto.

Signora: (alzandosi dal letto e dirigendosi verso l’uscita di scena) Sta bene. Ne riparleremo.

(La Signora esce impettita. Marcella si butta a sedere sul letto e i Clandestini le si stringono intorno abbracciandola. Buio)

 

Scena 2

(Sul palco al buio, in penombra i Clandestini si preparano per andare a letto. Si tolgono gli abiti e sotto portano i pigiami. I Clandestini più piccoli vengono aiutati da quelli più grandi e si infilano nel letto. Marcella esce. Rientra in camicia da notte e si infila anche lei nel letto. Poi si fa completamente buio. Davanti al telo trasparente viene chiusa una tenda. Le luci si accendono una alla volta. Si sente bussare alla porta)

Signora: (ancora fuori scena. Con autorità) Sono la padrona di casa. Apritemi!

(Cesarina si alza. Si avvicina al lato sinistro del telo. Si accendono tutte le luci ed entra la Signora. Marcella si mette seduta sul letto e gli altri clandestini rimangono sotto le coperte).

Signora: (con freddezza) Buon giorno.

Marcella: (con imbarazzo) Buon giorno, Signora. Scusate se ci trova così. È il nostro giorno di libertà… (poi alzandosi dal letto e porgendo una sedia) Prego, accomodatevi.

(Una alla volta, sbucano fuori da sotto l’arruffio delle coperte le testoline dei clandestini e pare un giardino nel quale sbocciassero fiori. La Signora guarda con una smorfia lo strano spettacolo, poi apre con un gesto energico la tenda e scopre il telo trasparente).

Signora: È una domenica piena di sole con un cielo limpido e azzurro. (con asprezza) L’aria, il sole e il cielo non sono mica miei. Sono di tutti. (Pausa) Anche degli inquilini bugiardi!

Marcella: (con lieto stupore)… non so se ringraziarvi… o temere…

Signora: (interrompendola bruscamente)… Non si preoccupi. Non ho detto niente a nessuno. Neanche a mio marito…(poi, quasi con imbarazzo) Vi ho visti…  L’altra sera… La sera della terribile scoperta. Almeno cento volte sono andata a spiare tra i tendaggi della finestra per vedere cosa succedeva quassù. Ma ho sempre visto le due finestrine deserte e le tendine completamente abbassate e immobili. Ho dormito agitatissima, quella notte, e alle cinque ero già di guardia, dietro lo spioncino che dà sul ballatoio. Alle sei l’ho scoperta che, seguita da tutta la banda, scendeva in punta di piedi trattenendo il fiato. Ho passato la giornata nervosissima e non ho mollato mai, nel pomeriggio lo spioncino: volevo sapere come facessero a rientrare questi piccoli dannati, e così sono stata costretta a rimanere lì fin verso la mezzanotte per saperlo. Allora ho intravisto nella penombra della scala la schiera silenziosa dei clandestini salire in fila indiana. Come fantasmi. E lo stesso è accaduto ieri, che era sabato. (Pausa. Poi con una strana serenità). Poi oggi, che è domenica, alle sette, ero già dietro la finestra a guardare in su. Ma le due finestrine della soffitta erano deserte. Ho guardato su venti volte e non ho trovato niente cambiato. Allora ho deciso di salire qui per vedere… Volevo sapere perché con questo cielo azzurro e questo sole dorato diciotto occhi non fossero all’insù attaccati alla finestra a stupirsi del cielo!

Marcella: (costernata, guardando per terra) Mi dispiace di avervi arrecato tanto disturbo… Ora è meglio che prepari…

Signora: (interrompendola bruscamente)… Per adesso favorisca smetterla anche con la commedia dell’uscita all’alba e del rientro a mezzanotte.

(Una luce illumina il quadro appeso sul alto destro del palco. Marcella si ferma un attimo a guardare. Cesarina si avvicina alla mamma e le dice piano)

Cesarina: Guarda mamma… Quel bimbo è uguale a quello che sta sul medaglione della Signora!

(La Signora si stringe al petto il medaglione. Marcella la guarda con vergogna. La Signora si gira per evitare di farsi scoprire in preda all’emozione).

Marcella: (balbettando con imbarazzo): Mi dispiace...

Signora: Cosa le dispiace? Le dispiace di avere nove figli e tutti vivi e sani?

Marcella: (con gravità) Sissignora. (Pausa) È la prima volta, nella mia vita, che mi dispiace di averli.

Signora: (brusca ed emozionata) Non dica stupidaggini! (Pausa) E, oggi pomeriggio, li porti a spasso.

(Buio. Solo una luce sul quadro. Marcella e i Clandestini vanno dietro al telo e, in trasparenza si vedono tutti i loro movimenti. Sul palco rimane da sola la Signora che si stringe in petto il medaglione e si siede sul lettone).

CONTINUA....

venerdì 15 gennaio 2010

progetto e schema per una nuova opera

Tre cantiche, o tre parti, o tre capitoli o qualcos'altro.
la pretesa dell'uomo moderno di spiegare ogni cosa, ogni aspetto della vita. La pretesa di sapere come andrà a finire. La pretesa di decidere come andrà a finire.
La grande presunzione di LUCIFERO. La grande presunzione di ADAMO. 
Si spiega davanti a me uno schema. Un'idea. O forse semplicemente una proposta. 
Di un poema. Del più grande poema.
Di un romanzo. Il più grande romanzo.
I cantica o Libro o  capitolo/ L'Inferno della Ragione
Un nuovo viaggio per un un nuovo Dante. Un Dante scettico. Razionalista. Volutamente mistificatore e mai misticheggiante. Il più grande esponente della cultura del suo tempo. Il più grande oratore e il più grande ed erudito studioso e studiante. 
L'antimistico per eccellenza. Colui che si è proposto e ci è riuscito a dimostrare che Dio non esiste e che tutto è prodotto della ragione dell'uomo.
L'antimistico che ha dimostrato ed è riuscito a dimostrare  che Dio non può essere il Padrone del mondo perché il mondo è creazione dell'uomo e l'uomo lo costruisce e lo domina.
L'antimistico che ha dimostrato e dimostra in tutto il mondo che non esiste niente che l'uomo e la sua Ragione non può controllare. Persino il tempo....
Sì il tempo.... Ma come il tempo non si può controllare... e invece sì. La vecchia idea del viaggio nel tempo che si trasforma e si trasfigura. E' possibile viaggiare del tempo. E il nuovo Dante, con il suo studio, la sua cultura, la sua leale e bellissima sincerità, ci è riuscito. 
La macchina del tempo viene prodotta in unico e costosissimo esemplare nei laboratori e nelle fabbriche dell'Occidente sempre più in preda alla terribile competizione per il dominio del mondo con il Dragone cinese. Ma la macchina del tempo non serve a scopi economici o bellici.
No nel mondo ormai pacificato da una sonnecchiante ragione, la macchina del tempo serve per far superare all'uomo l'ultimo suo baluardo, l'ultima barriera da superare per la completa liberazione. Sì la liberazione dell'uomo dalla superstizione di Dio... Dopo che la storia e l'economia aveva provveduto a togliere a Dio tutto, il dominio sulla politica, il dominio sulla natura, il dominio sulla coscienza, ai superstiziosi mancava solo una cosa da tenere per dio: il dominio sul tempo, che l'uomo può misurare ma non può manipolare e non può creare. Invece, la ragione dell'uomo è diventata così grande e potente che finalmente la macchina del tempo è arrivata, costruita e realizzata. L'uomo è padrone del tempo e della Storia, Dio può essere messo in esilio... Eppure ancora un'ultima resistenza... Ancora un'ultima ragione di chi ragione non ne ha. Sì puoi viaggiare nel tempo, ma questo non cambia che c'è stato un uomo chiamato Gesù che senza studi o scienza, il tempo l'ha definitivamente sconfitto morendo e risuscitando e questo è un fatto vero accaduto 2000 anni fa e che viene documentato e testimoniato dalla storia e da ogni giorno. Quel Gesù è vissuto. Quel Gesù vive ora nella stessa maniera. Quel Gesù è Dio. Dio esiste e sarà sempre il dominatore del mondo.
Per sconfiggere quest'ultima resistenza il novello Dante inizia il suo viaggio. Stabilire definitivamente il dominio dell'Uomo e l'inesistenza di Dio dimostrando la falsità di tutto quello che gli ultimi superstiziosi dicono e portando le prove tangibili, verificando di persona che quello che dicono è una pura fantasia.
Inizia il viaggio della pretesa ideologica... Inizia tra il frastuono della gente. Un'ora precisa, un minuto preciso un secondo preciso di un giorno preciso dell'anno 2012 (12h, 12 m, 12 sec 12/12/2012), la grande macchina del tempo, con la sua nanotecnologia biologica fondata sulla antimateria einstaniana, inizia a muoversi e a girare, tra le urla di gioia dei presenti, i flash dei fotografi e i commenti riboanti degli inviati delle testate giornalistiche di tutto il mondo: direzione ora, minuto e secondo preciso del 12/12/dell'anno 23 d.C., riva occidentale del fiume Giordano, Palestina meridionale ore 12 minuti 12 e sec. 12. Dove tutto ebbe inizio...

II Cantica o Libro o Capitolo/Il Purgatorio dell'esperienza
I ipotesi
Il giudizio razionalistico e razionale di un'esperienza carnalmente vissuta a contatto con un gruppo di zotici provincialotti dell'Impero Romano che seguivano uno strano uomo, bello agile, giovane, che guardava e parlava come mai nessuno ha mai parlato. Un'esperienza diretta nel racconto diretti dei testimoni e in tutto quello che il novello Dante guarda e vede. Questi è veramente il Figlio di Dio? Come fa a fare quello che fa? Ma sopratutto, come fa a dire quello che dice? E poi, come fa a guardare come sta guardando in questo momento? Stare con lui. Fare esperienza di Lui con Lui. Con Lui e con la Sua compagnia per cui se vedi un suo compagno vedi Lui. perché se vedi lui vedi il padre, vedi Dio. Ciò che dicono veramente i vangeli sinottici, grazie al testo originale aramaico.
II ipotesi
Il grande razionalista che giudica la pretesa. Giudica e pregiudica quell'uomo che parla dalla montagna, che predica nella sinagoga, che va nel deserto. Prima quello strano messaggio: "Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo". Poi quella colomba che gli si posa sul capo. Poi quei due che lo seguono. Il prof. Dante li segue scettico. non riesce a sentire quello che si dicono. Si danno appuntamento a casa, su in Galilea. Poi quell'uomo va nel deserto. Dante lo segue. E mentre è lì lo sente parlare da solo, da solo o con Chi? E il prof lo tenta. Lo tenta con utte le tentazioni della ragione e del potere dell'uomo. Lo tenta con il potere sulla fame, lo tenta con il potere sulla natura, lo tenta con il potere sull'uomo. Lo conduce a Gerusalemme, sul pennone più alto. "Sta scritto, non tentare il Signore Dio tuo!!!".... Dante si risveglia nella macchina del tempo h 12 m 12, sec. 24 del 12/12/2012. Cosa è successo? Ero lì, a contatto con quell'uomo. Il racconto di quello che è accaduto. Non è possibile, devo ritentare, devo riprovare. 
Cafarnao, scavi archeologici. Sinagoga di Cafarnao. Dante vuole riprovare. Vuole ritentare tutto l'esperiemento perché qualcosa non è partito. Ore 12 minuti 12 secondi 12 del 01/03/2013. Direzione ore 12 minuti 12 secondi 12 del 01/03/0024. Un uomo che parla con autorità. Tutti che ascoltano stupefatti. Dante si siede sui primi banchi, grazie al suo abito farisaico che gli permetteva di entrare ovunque. Ascolta quel rabbi nuovo, provano a dirgli chi è lui, ma il prof. Dante già lo sa, Lui che viene dal futuro già conosce tutta la storia e con fare sarcastico e sferzante gli dice "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio". E il rabbi lo guardò con uno sguardo severo e profondo, come di padre che conosce fino nelle midolla suo figlio e lo sgridò: "Taci! Esci da quell'uomo." Una forza irresistibile fa  gridare il prof. Dante che si ritrova ancora una volta disteso dentro la macchina del tempo. Ancora un racconto. Ancora un'incredulità. Voglio riprovare. Voglio vedere che cosa succede.
Ogni volta che lo incontra è un'occasione di sfida e di approfondimento della conoscenza. E di stupore. Perché quello sguardo è capace di farlo trasecolare ed ogni volta ritornare al punto da quale era partito. 
Passano tre anni di esperimenti fino all'ultimo, quello decisivo. Direzione Gerusalemme, 14 aprile 2015 ore 12 minuti 12 e secondi 12. Direzione Gerusalemme, monte calvario 14 aprile 26 d.c. ore 12 minuti 12 e secondi 12. Quei tre uomini sulla croce. Il rabbi è in mezzo. Momenti di tensione. Un grido. Il terremoto. La gente impaurita in strada. una pioggia inaspettata. La notizia che il velo del tempio si è squarciato. La frettolosa sepoltura. Il prof. Dante si apposta davanti alla tomba. Il massimo esperimento. Passa un giorno. All'alba del secondo, che per gli ebrei è il terzo, la visione, o meglio l'esperienza della risurrezione. Il rabbi esce glorioso e risorto. Lo guarda. E il prof. capisce. Capisce che Dio esiste. che Dio è quell'uomo. la Grazia della visione di Dio. Arrivano due donne e lui fa "Perché cercate il Signore? E' risorto non è qui!" Entra nel sepolcro e vede quello che vede anche Giovanni. Le bende che avvolgevano il corpo erano ancora adagiate e ordinate come se il corpo fosse ancora dentro. Ma il corpo non c'era. Quel corpo glorioso l'aveva appena guardato.
Torna onfuso verso Emmaus e va in giro con uno degli amici del maestro. Sono confusi, non sanno che dire. Un viandante speiga loro quello che è successo. Si fermano a cena con Lui. E lui lo riconosce, perché nel pane che lui manipola c'è tutta la sua presenza, la sua presenza è lì e lui ne fa esperienza. Epserimento concluso.

III cantica o Libro o Capitolo/Il Paradiso della Contemplazione
Il capitolo finale è il capitolo della testimonianza. Del cambiamento della gioia più gioia. La ragione è ancora più potente. Perché di ragioni il prof. Dante ne ha tante. Ed ora guarda quei superstiziosi e vede che il maestro è lì con loro, in mezzo a loro. Dio esiste. Dio è il padrone del tempo e dello spazio. Dio fa tutto questo, ha fatto tutto questo per lui. Per il genio del razionalismo che diventa il genio della fede, il genio e il testimone.
E il mondo lo condanna, il mondo lo perseguita e perseguitandolo lo rende per sempre unito al Suo maestro.
La macchina del tempo è irrimediabilmente rovinata. I progetti le analisi sono spariti dalle memorie dei  computer e irrimediabilmente compromessi. C'è solo la sua testimonianza. La stessa testimonianza dei suoi amici. L'unica vera ragionevole fonte di speranza e di verità sull'esistenza di Dio!
FINE

lunedì 11 gennaio 2010

Con il sole in fronte_8


CON IL SOLE IN FRONTE… 

Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto 

Il Decimo Clandestino” di Giovannino Guareschi

... SEGUE

III ATTO

Prologo

(Buio. Al buio viene montato al centro del palco un lettone con doppia rete matrimoniale e due materassi matrimoniali. Sui materassi, otto cuscini due per ogni lato. Occhio di bue sul telo trasparente. Dal lato destro del telo esce Marcella. Cammina lentamente verso la sinistra del palco. È vestita da lavoro. Ha l’aria molto stanca. Ma  questo non fa cedere di un passo alla sua determinata organizzazione. La scena è tutta in buio e solo un occhio di bue illumina Marcella che cammina solo in avanti.)

Marcella:  Carissima nebbia d’inverno

che avvolgi nel silenzio e nell’ombra tutte le cose,

grazie per la tua discreta amicizia,

per come avvolgi come un manto questi

miei piccoli e assonnati Clandestini,

i loro sogni interrotti e il loro sonno perduto,

in questo inferno cittadino che non vuole la vita.

Carissimo gelo d’inverno,

che chiudi le finestre del mondo curioso,

e non permetti a nessuno di chiedere,

nell’indifferenza interessarsi

a questo brulicare di vita clandestina,

rifiutata dalla durezza della nostra civiltà.

Tutto è programmato.

Tutto è previsto.

Il lunedì. Il martedì. Il mercoledì. Il venerdì e il sabato:

la fuga silenziosa verso la vita normale.

Il giovedì. La domenica: il riposo ristoratore dentro un letto

troppo piccolo e troppo affollato.

Un riposo nel silenzio,

dove anche uno scricchiolio fa raggelare il sangue.

Una vita da fuorilegge,

nel paese dove tutto è legge.

Una vita clandestina,

nel mare gelido dell’indifferenza.

Una vita nel silenzio,

nell’età dove tutto è gioia che grida.

Una vita dove non si può sbagliare.

Una vita dove non si può gridare.

Dove niente può essere sorpresa improvvisa

(si accende una luce)

E improvvisamente… Un raggio di sole appare…

Un piccolo e dolce raggio di sole…

Primo raggio di sole della bella stagione…

Qualcosa che accade.

Un improvviso Imprevisto. E tutto può cambiare…

(si accende un’altra luce e illumina sul lato sinistro del palco la Signora, vestita in una elegantissima vestaglia da notte e con in mano una spazzola, che si pettina i capelli lisci. Mentre parla continua all’inizio a spazzolarsi i capelli. Poi con delicatezza si interrompe, e tiene la spazzola in mano. Solo un occhio di bue la illumina)

Signora: Un raggio di sole appare….

Un piccolo e dolce raggio di sole…

Primo raggio di sole della bella stagione…

Qualcosa che accade.

Un improvviso Imprevisto. E tutto può cambiare…

Anche nell’immobile vita che non cambia mai.

Nulla cambia in questa stanza.

Nulla cambia dietro questa finestra chiusa.

Solo l’eterno ripetersi del ciclo del tempo che mi consuma.

L’eterno ciclo sempre uguale a se stesso.

Sempre spietatamente indifferente.

Ed io… Sempre spietatamente sola.

Questa luce rivela solo un’ombra.

L’ombra della mia vita che scorre dietro una finestra.

Un’ombra che mi assale e mi avvince.

Ombra che pervade ogni mia stanza.

E tutto davanti a me, diventa ombra.

Nulla può cambiare. Neanche per un raggio di sole.

Nulla potrà mai cambiare

nel deserto di solitudine che avvince il mio cuore.

(Si accende la luce che illumina il quadro del II atto. Dopo una pausa la Signora, guardando il quadro illuminato riprende)

Oh! Carissimo sole di Primavera,

ti prego illumina tu l’ombra della mia vita!

Fammi spalancare le imposte del buio della mia stanza!

Fammi respirare la nuova aria della natura che si risveglia!

Pallido sole di Primavera,

scaccia le ombre della mia tempesta.

Illumina e riscalda questo vecchio gelido palazzo,

e fa che possa ri-iniziare a guardare fuori,

verso i tuoi raggi, verso un mondo nuovo di speranza.

Mostrami che posso sperare,

mostrami che ho ancora qualcosa da attendere.

Mostrami che ho ancora qualcosa da amare.

Qualcosa o qualcuno che vinca

questa solitudine senza speranza

e riempia la mia vita della gioia

di una serena presenza.

Voglio affacciarmi ai tuoi raggi,

oh piccolo sole…

Dopo questo gelido inverno di solitudine,

chissà che colore avrà il cielo…

(D’improvviso si accendono tutte le luci. Dietro il telo trasparente si vedono le sagome dei nove Clandestini. La Signora si gira di scatto e guarda nel telo – che è la sua finestra - )

Signora: (gridando incollerita) Orrore!.... Orrore!.... (in crescendo)… Orrore!

Nove piccoli nasi attaccati al vetro della soffitta. E nove paia di occhi all’insù a guardare lo stesso cielo che guardo io! … (Con collera e disgusto)… Non sopporto quei diciotto occhi… (Va nell’altro lato del telo e si mette di traverso come per spiare ciò che già aveva benissimo visto)…Mi sembrano milleottocento… Occhi di invasori… Occhi di usurpatori… Occhi di traditori… Orrore!... Collera!... Tradimento…

(La Signora esce di scena con queste urla. Buio) 

CONTINUA...

avviso ai lettori di questo blog... cioè me stesso


Carissimi lettori di questo affollatissimo blog,
prima di continuare a pubblicare la mia ultima fatica letteraria, la riduzione teatrale del Decimo Clandestino di Giovannino Guareschi, una piccola interruzione per tediarvi con uno scherzo, o forse un sogno, o forse una remota speranza che si affaccia all'orizzonte....
Qualche tempo fa, nelle assonnate e traumatiche mattine della mia pigra esistenza, mentre preparavo la colazione per la mia splendida moglie e attendevo con tremore e commozione il risveglio della mia piccola, meccanicamente ho acceso quella macchina infernale che l'uomo ha costruito negli anni, a cui diamo il nome di televisione, per riempire con la sua voce metallica e impersonale il vuoto dei primi minuti di risveglio ancora non cosciente.
Stavo ancora tentando di girare, forzando la moka del caffè, quando una voce squillante e ammiccante dalla macchina infernale mi proponeva: "Hai scritto un libro? visita il sito www.gruppoalbatros.it!". 
Io di libri non so se ne ho scritti, ma qualcosina ho scritto e questo piccolo blog, con la mia inedia e la mia fatica, cerca in qualche modo di documentarlo.
Quella voce imperiosa e ammiccante, proseguì anche la mattina successiva, e poi quella dopo ancora. Dopo una settimana di ammiccamenti e di proposte, per gioco e per scherzo, nei miei momenti di pigrizia e di "cazzeggio" assoluti che riempiono le mie ore di peccaminosa indolenza, ho visitato quel sito e quasi meccanicamente ho inviato quella strana e stralunata storia che ho scritto nella mia adolescenza e a cui è ispirato anche questo blog.
Ora, sarà stata l'Epifania, Gesù Bambino, i Re Magi o (speriamo di no...) Babbo Natale o la Befana... sarà stato per un errore dei sistemi di scrittura dei computer... o sarà per una truffa o per un inganno... o sarà perché in maniera casuale la casualità si spiega ogni giorno davanti ai nostri occhi e quasi ci fa pensare che non sia poi così casuale, ma bensì ben più che Causale, il 5 gennaio di questo strano e misterioso 2010, ricevo questa lettera dal Gruppo Albatros:
"Gentile Andrea Collina,
Le scriviamo dopo aver letto con interesse la Sua Opera, che ha inviato in esame alla nostra casa editrice e che ci ha ben impressionato. Di qui la convinzione che il Suo lavoro sia pronto ad entrare nel nostro progetto editoriale di pubblicazione e lancio di nuovi autori".

Incredibile... Una mia strana e quasi volgare divagazione adolescenziale che addirittura viene letta da qualcuno che non sono Io...
Incredibile... qualcosa uscito dalla mia perversa e pigra mente che viene addirittura scritto con la maiuscola "Sua Opera"!
Incredibile... qualcosa che per anni è stato covato nei file e nei cip di vari computer e che sonnecchiosamente è stato salvato da mille peripezie legate alla ignavia e alla scontatezza del suo perfido autore che ora viene considerato "pronto" per essere lanciato in pasto al mondo...
Piccolo Martino... scusa per il dolore che ti darò...
Piccolo Anarchico... vedi di non fare più danni di quelli che la tua esistenza mentale ha creato solo nella mia psicotica vita...
Incredibile... talmente incredibile che quasi mi fa venir voglia di dire che questa è un'Opera di un Altro!!!! Si perché solo un'altro può rendere un'opera, un'Opera con la "O" maiuscola!!!
Andrea Collina

venerdì 8 gennaio 2010

Con il sole in fronte_7


... SEGUE

Scena 2

(Si illumina solo il telo trasparente. La Signora esce e il lato con il salottino rimane al buio per tutte le scene seguenti. Si sente in sottofondo il cinguettio dei primi uccelli mattutini. Dal telo si inizia a intravedere l’ombra della Marcella con in braccio un frugoletto. Dietro di lei inizia la sfilata dei bambini più grandi. Le luci sul palco pian piano si accendono. Marcella esce, dietro di lei Cesarina, la bimba più grande. Tutta la “banda” esce dal telo e si posiziona in fondo a destra del palco. Sono tutti pronti e vestiti con cartella e grembiule per andare a scuola. Camminano tutti in punta di piedi. Cesarina, si gira verso gli altri e fa segno del silenzio con la mano davanti alla bocca. Tutti i fratelli imitano il suo gesto.)

Cesarina: (sgridando un fratello che era inciampato): Sssst! Dobbiamo fare piano! La strega che vive all’ombra si può svegliare!

Clandestini: (rifacendo il gesto) Sssst!

Marcella: Camminate piano. Come sulle uova! Tutti in fila indiana. Al mio via! Non muovetevi fino a quando non ve lo dico io!

Clandestini (annuendo e sottovoce, ma in coro): Si mamma! Ssssst!

(Marcella si muove veloce, quasi scivolando da una parte all’altra del palco passando dietro il telo. Appena risbuca fuori si ferma.)

Marcella: (con un gesto): Via!

(I clandestini scivolano dietro il telo e riemergono uno alla volta)

Marcella: (ad ogni arrivo) 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7...(l’ultimo arriva camminando, ancora assonnato, Marcella gli dà un amichevole scapaccione) e 8!

(si accendono tutte le luci del palco sulla panchina di ferro (o sulle sedie di paglia), mentre si spengono quelle sulla poltrona. Marcella si siede sulla panchina (o su una sedia), con in braccio il più piccolo. Gli altri clandestini si mettono a sedere per terra intorno a lei e l’ascoltano)

Marcella: Adesso potete parlare. Abbiamo raggiunto la zona di sicurezza.

Clandestini: (in coro) Ssssst!

Marcella: (con commozione e gioia) Bambini miei! Boccioli miei! La nostra grande avventura è appena iniziata! Come siete bravi. Anche a quest’ora del mattino. Adesso venite con me. Faremo colazione nel bellissimo retrobottega della mamma!

Clandestini: (in coro) E poi?

Marcella: (rincuorandoli con un gesto): Poi veloci come il vento di Primavera ve ne andrete a scuola... (con estrema dolcezza) E tu piccolo te ne starai con le dolci suore della Misericordia!

Clandestini: E poi?

Marcella: Alle cinque meno un quarto vi verrò a prendere tutti.

Clandestini: (in coro) E poi?

Marcella: (con un velo di tristezza e anche un po’ di imbarazzo)... E poi... Sarà la Divina Provvidenza!

(in quel momento entra Tognone. Guarda Marcella, in mezzo a quel gruppo di ragazzini e rimane a bocca aperta)

Tognone: (ridendo, inebetito): Signora Marcella, ha aperto un collegio?

Marcella: (accorata). Altro che collegio. Questa è la dote che mi sono portata dalla campagna. Tutti figli miei e del mio povero marito! Sono andata a prenderli ieri da mio suocero per farli stare da me. (Pausa. Tognone si mette a sedere accanto a Marcella).

Tognone: Ma lei non abita nella soffitta della Signora? Quella vecchia strega non vuole neanche sentire l’odore di questa mercanzia. Come fa?

Marcella: (Parlando piano, mentre i piccoli si allontanano un po’ e gironzolano lì intorno sul palco, sempre in perfetto silenzio) Ieri sera sbarcati alla stazione della città, ho portato la banda nella sala d’aspetto di terza. Qui li ho sfamati con la roba portata dal paese. Li ho messi buoni a dormire e alle ventitrè li ho svegliati perché a quell’ora la portinaia andava a dormire, e noi potevamo entrare piano piano in casa senza che nessuno ci potesse vedere. (Pausa, poi indicando con un sorriso la bambina più grande) Pensi che Cesarina, la bambina più grande, non ha voluto dormire: l’avventura misteriosa la eccitava. (Pausa) Siamo giunti al piazzaletto, scegliendo le strade più solitarie e spopolate. (Con un respiro affannoso) Ci siamo avvicinati tutti in punta di piedi, senza neanche tirare il fiato, in fila indiana, rasentando il muro. Quando tutti e nove i clandestini ebbero raggiunto il portone, controllate le finestre del palazzo, ho traversato il piazzaletto puntando decisa sull’obiettivo. Ho aperto il portello, e ho li fatti scivolare dentro, richiudendo e avendo cura di non far rumore… (Pausa) Al buio, piano piano siamo saliti, in punta di piedi. Siamo arrivati alla soffitta senza incidenti, e abbiamo acceso la luce soltanto quando siamo entrati tutti nell’alloggetto. Nessuno parlava: (rivolgendosi teneramente ai ragazzini lì intorno) tutti sono rimasti lì fermi, guardandomi con quegli occhi grandi come fanali.

Poi, mentre che io preparavo il lettone matrimoniale, le tre bambine più grandi si occupavano di svestire i tre fratellini e le tre sorelline più piccoli. Sempre in silenzio.

Una volta che tutti erano pronti, ne ho infilati otto sotto le coperte: quattro da capo e quattro da piedi, assortendoli da averne due grossi e due piccoli in un versante e due grossi e due piccoli nel versante opposto. Il piccolissimo l’ho fatto dormire con me nell’ottomana del tinello.

Tognone: (con tono appassionato) E stamattina?

Marcella: La portinaia apre il portone alle otto. Alle sei e mezzo ho dato la sveglia, in modo che, alle sette, ora in cui tutti nel palazzotto dormono ancora, i bambini erano già pronti. Alle sette in punto con la banda ho abbandonato l’accantonamento, camminando sempre in silenzio, come sulle uova. Adesso i bambini li porto a scuola e fino alle cinque sono sistemati. Ma poi? Li posso tenere fino a notte in bottega?

(Pausa. Tognone si alza. Fa due lunghi passi. Si apre il tabarro e si riavvicina a Marcella)

Tognone: Lo servo io il suo palazzo. Le faccio passare io, per stasera, il contrabbando... Li vengo a prendere alle cinque in bottega.

(Buio)

Scena 3

(Mentre viene portata via la panchina (o le sedie), dal telo esce fuori e viene montato un piccolo gabbiotto da portinaia, dove troneggia imponente la figura della II Portinaia, mentre si ritocca le unghie, con una lima da estetista. Anche la II Portinaia canticchia a bassa voce, durante la sua manicure, “Voglio vivere così”. Si accendono tutte le luci che diventano bianche e brillanti. Nel frattempo dal telo trasparente esce fuori Tognone con i nove clandestini dietro tutti in fila indiana)

Tognone: Voi cinque venite con me. (indica i primi cinque. Tre più grandi e due più piccoli) E voi aspettatemi! (facendo il gesto del silenzio) E non una parola.

(I primi cinque clandestini assortiti, si mettono dietro a Tognone infilandosi sotto il tabarro):

Tognone: (con circospezione e strizzando un occhio) Mentre io parlo con la portinaia, voi piano piano sgattaiolate via e infilate la scala.

(Tognone entra al centro della scena camminando di traverso, di spalle al pubblico e fermandosi proprio davanti al gabbiotto. I clandestini dietro di lui, lo seguono allo stesso modo, accucciati sotto il tabarro. Mentre Tognone parla, uno alla volta scappano dietro il telo, in punta di piedi. Da dietro il telo si intravedono le loro sagome in ombra che salgono una scala)

Tognone: (quasi urlando) Buona sera Zelinda! (esce il primo clandestino)

Zelinda: (con circospezione) Cosa c’è?

Tognone: Sa se è venuto ad abitare da queste parti un certo Boraschi? (esce il secondo clandestino)

Zelinda: Boraschi? Mai sentito nominare.

Tognone: Ma come? Non conosce Boraschi?... Il figlio, del nipote, della nuora del suocero del lattaio che aveva la gestione prima della mia! (esce il terzo clandestino e il clandestino più piccolo)

Zelinda: (Perplessa) Non mi sembra proprio...

Tognone: (con compiacenza) Ma sì... Boraschi... Quello che la moglie lo tradiva con il nipote della sorella dello zio del fioraio... (esce il quinto clandestino).

Zelinda: (ricordandosi d’un tratto) Ahh sì.... Ma non si chiama Boraschi, ma Braschi!

Tognone: (riavvicinandosi alla sinistra del palco dagli altri clandestini) Ah grazie dell’informazione... (rivolgendosi sottovoce ai quattro clandestini rimanenti) Forza voi! Come gli altri, dietro! (Tognone ripete la stessa danza, con dietro i quattro clandestini rimanenti, e si rimette davanti al gabbiotto. Poi gridando ancora di più e appoggiandosi al gabbiotto, facendolo sobbalzare...)... Zelinda! Cara Zelinda! (esce il sesto clandestino)... Dimenticavo di chiedervi se la signora del secondo piano vi ha detto niente per via delle uova fresche (esce il settimo clandestino).

Zelinda: (ancora più perplessa) Non mi pare…

Tognone: Ma è proprio sicura? (frugandosi le tasche) Perché qua c’ho l’ordine preciso... (esce l’ottavo clandestino)...

Zelinda: (un po’ scocciata) Sei uno sciroccato! Alla signora del secondo piano le uova gliele porta la cognata che vive in campagna!

Tognone (aprendo il tabarro proprio mentre esce il nono clandestino e tirando fuori un enorme foglio di carta che sbatte sul vetro del gabbiotto) Ma guardi... C’ho proprio l’ordine...

Zelinda: (arrabbiata) Sei il solito farabutto! Ci provi sempre! (prendendo il foglio in mano) Questo ordine è vecchio di tre mesi... Vai via, vecchio rimbecillito... (Tognone si allontana, fingendo di essere costernato)... Ah. Alla Zelinda non la si fa!

(esce la II Portinaia impettita con il gabbiotto a seguito ed entra trafelata Marcella)

Marcella: (col fiatone) Tognone! Allora? Depositata la mercanzia? Come è andata?

Tognone: Bene. (Pausa. Poi con costernazione) Però non può pensare a continuare con questo sistema. Non è possibile tenere nascosti nove figli!

Marcella: (con decisione) Fin che è possibile bisogna che li tenga nascosti. (Pausa) Piuttosto, devo organizzare le cose meglio per il rientro. Fino alle sette possono svagarsi qui attorno. Sistemerò le cose in modo da poter far da mangiare nel retrobottega. Alle sette e mezzo mangeranno e poi dormiranno in bottega fino alle undici. Si tratta di rimediare qualche brandina. Alle undici me li porto a casa e buona notte. Per il momento non posso fare altro. La Provvidenza mi aiuterà.

Buio. Musica iniziale. Sipario.

FINE SECONDO ATTO.  

CONTINUA....