venerdì 8 gennaio 2010

Con il sole in fronte_7


... SEGUE

Scena 2

(Si illumina solo il telo trasparente. La Signora esce e il lato con il salottino rimane al buio per tutte le scene seguenti. Si sente in sottofondo il cinguettio dei primi uccelli mattutini. Dal telo si inizia a intravedere l’ombra della Marcella con in braccio un frugoletto. Dietro di lei inizia la sfilata dei bambini più grandi. Le luci sul palco pian piano si accendono. Marcella esce, dietro di lei Cesarina, la bimba più grande. Tutta la “banda” esce dal telo e si posiziona in fondo a destra del palco. Sono tutti pronti e vestiti con cartella e grembiule per andare a scuola. Camminano tutti in punta di piedi. Cesarina, si gira verso gli altri e fa segno del silenzio con la mano davanti alla bocca. Tutti i fratelli imitano il suo gesto.)

Cesarina: (sgridando un fratello che era inciampato): Sssst! Dobbiamo fare piano! La strega che vive all’ombra si può svegliare!

Clandestini: (rifacendo il gesto) Sssst!

Marcella: Camminate piano. Come sulle uova! Tutti in fila indiana. Al mio via! Non muovetevi fino a quando non ve lo dico io!

Clandestini (annuendo e sottovoce, ma in coro): Si mamma! Ssssst!

(Marcella si muove veloce, quasi scivolando da una parte all’altra del palco passando dietro il telo. Appena risbuca fuori si ferma.)

Marcella: (con un gesto): Via!

(I clandestini scivolano dietro il telo e riemergono uno alla volta)

Marcella: (ad ogni arrivo) 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7...(l’ultimo arriva camminando, ancora assonnato, Marcella gli dà un amichevole scapaccione) e 8!

(si accendono tutte le luci del palco sulla panchina di ferro (o sulle sedie di paglia), mentre si spengono quelle sulla poltrona. Marcella si siede sulla panchina (o su una sedia), con in braccio il più piccolo. Gli altri clandestini si mettono a sedere per terra intorno a lei e l’ascoltano)

Marcella: Adesso potete parlare. Abbiamo raggiunto la zona di sicurezza.

Clandestini: (in coro) Ssssst!

Marcella: (con commozione e gioia) Bambini miei! Boccioli miei! La nostra grande avventura è appena iniziata! Come siete bravi. Anche a quest’ora del mattino. Adesso venite con me. Faremo colazione nel bellissimo retrobottega della mamma!

Clandestini: (in coro) E poi?

Marcella: (rincuorandoli con un gesto): Poi veloci come il vento di Primavera ve ne andrete a scuola... (con estrema dolcezza) E tu piccolo te ne starai con le dolci suore della Misericordia!

Clandestini: E poi?

Marcella: Alle cinque meno un quarto vi verrò a prendere tutti.

Clandestini: (in coro) E poi?

Marcella: (con un velo di tristezza e anche un po’ di imbarazzo)... E poi... Sarà la Divina Provvidenza!

(in quel momento entra Tognone. Guarda Marcella, in mezzo a quel gruppo di ragazzini e rimane a bocca aperta)

Tognone: (ridendo, inebetito): Signora Marcella, ha aperto un collegio?

Marcella: (accorata). Altro che collegio. Questa è la dote che mi sono portata dalla campagna. Tutti figli miei e del mio povero marito! Sono andata a prenderli ieri da mio suocero per farli stare da me. (Pausa. Tognone si mette a sedere accanto a Marcella).

Tognone: Ma lei non abita nella soffitta della Signora? Quella vecchia strega non vuole neanche sentire l’odore di questa mercanzia. Come fa?

Marcella: (Parlando piano, mentre i piccoli si allontanano un po’ e gironzolano lì intorno sul palco, sempre in perfetto silenzio) Ieri sera sbarcati alla stazione della città, ho portato la banda nella sala d’aspetto di terza. Qui li ho sfamati con la roba portata dal paese. Li ho messi buoni a dormire e alle ventitrè li ho svegliati perché a quell’ora la portinaia andava a dormire, e noi potevamo entrare piano piano in casa senza che nessuno ci potesse vedere. (Pausa, poi indicando con un sorriso la bambina più grande) Pensi che Cesarina, la bambina più grande, non ha voluto dormire: l’avventura misteriosa la eccitava. (Pausa) Siamo giunti al piazzaletto, scegliendo le strade più solitarie e spopolate. (Con un respiro affannoso) Ci siamo avvicinati tutti in punta di piedi, senza neanche tirare il fiato, in fila indiana, rasentando il muro. Quando tutti e nove i clandestini ebbero raggiunto il portone, controllate le finestre del palazzo, ho traversato il piazzaletto puntando decisa sull’obiettivo. Ho aperto il portello, e ho li fatti scivolare dentro, richiudendo e avendo cura di non far rumore… (Pausa) Al buio, piano piano siamo saliti, in punta di piedi. Siamo arrivati alla soffitta senza incidenti, e abbiamo acceso la luce soltanto quando siamo entrati tutti nell’alloggetto. Nessuno parlava: (rivolgendosi teneramente ai ragazzini lì intorno) tutti sono rimasti lì fermi, guardandomi con quegli occhi grandi come fanali.

Poi, mentre che io preparavo il lettone matrimoniale, le tre bambine più grandi si occupavano di svestire i tre fratellini e le tre sorelline più piccoli. Sempre in silenzio.

Una volta che tutti erano pronti, ne ho infilati otto sotto le coperte: quattro da capo e quattro da piedi, assortendoli da averne due grossi e due piccoli in un versante e due grossi e due piccoli nel versante opposto. Il piccolissimo l’ho fatto dormire con me nell’ottomana del tinello.

Tognone: (con tono appassionato) E stamattina?

Marcella: La portinaia apre il portone alle otto. Alle sei e mezzo ho dato la sveglia, in modo che, alle sette, ora in cui tutti nel palazzotto dormono ancora, i bambini erano già pronti. Alle sette in punto con la banda ho abbandonato l’accantonamento, camminando sempre in silenzio, come sulle uova. Adesso i bambini li porto a scuola e fino alle cinque sono sistemati. Ma poi? Li posso tenere fino a notte in bottega?

(Pausa. Tognone si alza. Fa due lunghi passi. Si apre il tabarro e si riavvicina a Marcella)

Tognone: Lo servo io il suo palazzo. Le faccio passare io, per stasera, il contrabbando... Li vengo a prendere alle cinque in bottega.

(Buio)

Scena 3

(Mentre viene portata via la panchina (o le sedie), dal telo esce fuori e viene montato un piccolo gabbiotto da portinaia, dove troneggia imponente la figura della II Portinaia, mentre si ritocca le unghie, con una lima da estetista. Anche la II Portinaia canticchia a bassa voce, durante la sua manicure, “Voglio vivere così”. Si accendono tutte le luci che diventano bianche e brillanti. Nel frattempo dal telo trasparente esce fuori Tognone con i nove clandestini dietro tutti in fila indiana)

Tognone: Voi cinque venite con me. (indica i primi cinque. Tre più grandi e due più piccoli) E voi aspettatemi! (facendo il gesto del silenzio) E non una parola.

(I primi cinque clandestini assortiti, si mettono dietro a Tognone infilandosi sotto il tabarro):

Tognone: (con circospezione e strizzando un occhio) Mentre io parlo con la portinaia, voi piano piano sgattaiolate via e infilate la scala.

(Tognone entra al centro della scena camminando di traverso, di spalle al pubblico e fermandosi proprio davanti al gabbiotto. I clandestini dietro di lui, lo seguono allo stesso modo, accucciati sotto il tabarro. Mentre Tognone parla, uno alla volta scappano dietro il telo, in punta di piedi. Da dietro il telo si intravedono le loro sagome in ombra che salgono una scala)

Tognone: (quasi urlando) Buona sera Zelinda! (esce il primo clandestino)

Zelinda: (con circospezione) Cosa c’è?

Tognone: Sa se è venuto ad abitare da queste parti un certo Boraschi? (esce il secondo clandestino)

Zelinda: Boraschi? Mai sentito nominare.

Tognone: Ma come? Non conosce Boraschi?... Il figlio, del nipote, della nuora del suocero del lattaio che aveva la gestione prima della mia! (esce il terzo clandestino e il clandestino più piccolo)

Zelinda: (Perplessa) Non mi sembra proprio...

Tognone: (con compiacenza) Ma sì... Boraschi... Quello che la moglie lo tradiva con il nipote della sorella dello zio del fioraio... (esce il quinto clandestino).

Zelinda: (ricordandosi d’un tratto) Ahh sì.... Ma non si chiama Boraschi, ma Braschi!

Tognone: (riavvicinandosi alla sinistra del palco dagli altri clandestini) Ah grazie dell’informazione... (rivolgendosi sottovoce ai quattro clandestini rimanenti) Forza voi! Come gli altri, dietro! (Tognone ripete la stessa danza, con dietro i quattro clandestini rimanenti, e si rimette davanti al gabbiotto. Poi gridando ancora di più e appoggiandosi al gabbiotto, facendolo sobbalzare...)... Zelinda! Cara Zelinda! (esce il sesto clandestino)... Dimenticavo di chiedervi se la signora del secondo piano vi ha detto niente per via delle uova fresche (esce il settimo clandestino).

Zelinda: (ancora più perplessa) Non mi pare…

Tognone: Ma è proprio sicura? (frugandosi le tasche) Perché qua c’ho l’ordine preciso... (esce l’ottavo clandestino)...

Zelinda: (un po’ scocciata) Sei uno sciroccato! Alla signora del secondo piano le uova gliele porta la cognata che vive in campagna!

Tognone (aprendo il tabarro proprio mentre esce il nono clandestino e tirando fuori un enorme foglio di carta che sbatte sul vetro del gabbiotto) Ma guardi... C’ho proprio l’ordine...

Zelinda: (arrabbiata) Sei il solito farabutto! Ci provi sempre! (prendendo il foglio in mano) Questo ordine è vecchio di tre mesi... Vai via, vecchio rimbecillito... (Tognone si allontana, fingendo di essere costernato)... Ah. Alla Zelinda non la si fa!

(esce la II Portinaia impettita con il gabbiotto a seguito ed entra trafelata Marcella)

Marcella: (col fiatone) Tognone! Allora? Depositata la mercanzia? Come è andata?

Tognone: Bene. (Pausa. Poi con costernazione) Però non può pensare a continuare con questo sistema. Non è possibile tenere nascosti nove figli!

Marcella: (con decisione) Fin che è possibile bisogna che li tenga nascosti. (Pausa) Piuttosto, devo organizzare le cose meglio per il rientro. Fino alle sette possono svagarsi qui attorno. Sistemerò le cose in modo da poter far da mangiare nel retrobottega. Alle sette e mezzo mangeranno e poi dormiranno in bottega fino alle undici. Si tratta di rimediare qualche brandina. Alle undici me li porto a casa e buona notte. Per il momento non posso fare altro. La Provvidenza mi aiuterà.

Buio. Musica iniziale. Sipario.

FINE SECONDO ATTO.  

CONTINUA....

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