venerdì 20 novembre 2009

Con il sole in fronte_3


Finalmente la prima scena della mia riduzione teatrale... Grazie Giovannino e non ti rigirare nella tomba!

CON IL SOLE IN FRONTE… 

Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto “Il Decimo Clandestino

di Giovannino Guareschi  

...SEGUE

Scena 1

Marcella si rimette seduta sulla panchina (o sulla sedia). Entra in scena l’Ometto che saluta sempre togliendosi il cappello e, mentre parla, lo tormenta in continuazione tra le mani sempre in movimento. L’Ometto entra, si inchina e si siede accanto a Marcella.

Ometto: (Con cortesia) Buon giorno signora Marcella. Ha fatto buon viaggio?

Marcella: (Un po’ infastidita) Non troppo. Inizia l’inverno, non solo in campagna, ma anche in questa città. (Poi, cambiando tono e argomento in modo brusco) La ringrazio per aver sistemato l’affare. Però, adesso che mi ha trovato la bottega deve aiutarmi a trovare casa.

Ometto: (Con un gran sorriso) La fortuna l’assiste signora Marcella! Stamattina ho ricevuto notizia affidabile che proprio nel palazzo qui sopra, affittano un comodo appartamentino con tre stanze ampie e pulite. Poi c’e n’è un altro a pochi isolati da qui. Ed un altro ancora più in centro, in un bel palazzo signorile... Ma guardi... È scesa la padrona in persona… (Dal telo trasparente entra in scena la I Padrona. L’Ometto e Marcella si alzano. L’Ometto va incontro alla I Padrona e fa il gesto della reverenza con il cappello.)... Buona giornata Signora!

I Padrona: (con diffidenza) Buon giorno.

Ometto: (presentando Marcella) C’è qui una donna per bene, che sarebbe interessata a prendere in affitto l’appartamentino del secondo piano. Quello tre stanze e servizi... Sa, la donna, che si chiama Marcella Barelli, si è appena trasferita dalla campagna in città perché rimasta vedova da pochi mesi e ha rilevato la bottega di commestibili all’angolo: quella del Berdini che va così bene, e che quel vecchio usuraio ha deciso di vendere per mettersi a riposo...

Marcella: (interrompendo con decisione l’ometto). Guardate, per me tre stanze ampie e comode vanno benissimo. Sembrano fatte apposta per me: riusciamo a sistemarci tutti.

I Padrona: (aumentando la diffidenza, e rivolgendosi all’Ometto) Scusi, non mi avete detto che è vedova?

Marcella: Sì sono vedova; ma ho dei figli.

I Padrona: Quanti?

Marcella: (con estrema tranquillità e candore) Nove. Il più piccolo ha cinque anni, la più grande dodici.

I Padrona: (meravigliandosi e quasi balbettando per il grande stupore) Nove figli dai cinque ai dodici anni! Nove bambini a casa, e lei tutto il giorno in bottega! Per l’amor di Dio: non ne parliamo neanche.

(Mentre l’ometto si asciuga il sudore della fronte e fa un passo indietro, Marcella si avvicina alla I Padrona)

Marcella: (con fare deciso) Signora. Cosa volete che faccia? Quando i figli ci sono bisogna tenerseli. Non posso mica affogarli.

I Padrona: Non pretendo certo che li affoghi. Teneteveli pure, ma a casa sua, non qui.

Marcella: Ma guardate che i miei sono boccioli di Primavera, bambine e bambini educati, quieti...

I Padrona: (interrompendola scuotendo il capo) No. No. Non è cattiveria la mia; ma questa casa è un inferno a causa dei bambini degli inquilini e il solo pensiero di aggiungerne altri nove a quelli già esistenti mi fa venire la febbre… (Pausa. Poi con supponenza) Oltre al resto ci sono le leggi di igiene e l’appartamento non ha la cubatura sufficiente per ospitare dieci persone. Ha capito?

(La I Padrona si dirige verso dove è entrata e rimane ferma sull’orlo del telo trasparente)

Marcella: (insistendo, e richiamandola ma senza perdere la sua decisione e dignità) Ma Signora! I bambini sono piccoli, respirano molta meno aria di un adulto...

I Padrona: (con durezza) Guardi. Fossero due, tre, magari quattro, pazienza. Ma nove sono troppi!

(La I Padrona esce di scena e ritorna ombra tra le ombre dietro il telo trasparente. Marcella rimane con la testa bassa, facendo alcuni passi sulla scena verso le sedie. L’Ometto le si avvicina

Ometto: (allargando le braccia, con fare sgomento) Nove figli! E dove spera di trovare uno che sia disposto ad affittarle un appartamento, qui in città?

Marcella: (con risentimento, fulminando l’ometto con gli occhi) Perché? Qui in città è cosa disonesta avere dei figli?

Ometto: (un po’ intimorito) No, ma è il fatto di averne nove e tutti piccoli, che non funziona! Nove figli piccoli, orfani di padre e con la madre impegnata dalla mattina alla sera in negozio: non pensate al terremoto che possono combinare in una casa nove bambini abbandonati a sé?

Marcella: (alzando il tono di voce) Abbandonati? L’ultimo va all’asilo e gli altri tutti a scuola.

Ometto: (quasi balbettando) E durante le vacanze? E nelle ore in cui non stanno a scuola?

Marcella: Questo si vedrà. Per il momento mi accompagni al secondo alloggio che mi ha detto di avere contattato.

Ometto: (alzando le mani) Io la accompagno, ma rimango fuori ad aspettarla. (Pausa e con un po’ di vergogna). Non voglio che mi vedano, non intendo avere responsabilità. Il mio mestiere è questo e non posso rovinarmi la piazza. Vada senza dire che vi ho mandato io.

(Marcella e l’Ometto escono dietro il telo trasparente, continuando a discutere)

CONTINUA...

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