lunedì 12 ottobre 2009

Con il sole in fronte_1


Da oggi, ogni lunedì di ogni settimana ho intenzione di pubblicare, a favore del pubblico immaginario di questo blog, tutte le mie fatiche letterarie, in modo che almeno in questo virtuale mondo fatto di numeri e di codici, almeno da qualche parte ci sia una sommessa traccia che c'è stato un uomo, nato e vissuto in momento imprecisato del passato, che si chiamava Andrea Collina e che parlava e scriveva così...

CON IL SOLE IN FRONTE…

10 APRILE 2009

Riduzione teatrale di Andrea Collina, dal racconto “Il Decimo Clandestino

di Giovannino Guareschi

Introduzione

Nei primi due atti due donne si confrontano: Marcella e la Signora. Due madri. La maternità e la durezza della vita. La durezza delle circostanze di fronte allo stupore e alla bellezza della vita. La bellezza del sole primaverile che rompe il freddo dell’inverno. La durezza dell’inverno.

Nove piccoli figli. Nove piccoli clandestini. La durezza del mondo di oggi. Un mondo che non ha spazio per i figli. Non ha spazio per i figli che non sono programmati. Per i figli che non sono desiderati. Che non ha spazio per l’imprevisto. “Un imprevisto è sola speranza” (Montale) Imprevisto come è imprevisto un raggio di sole che bagna il buio e la durezza di una vita clandestina.

Il coro del terzo atto è di due donne. Ed è sul valore dell’imprevisto.

Marcella deve organizzare. Deve pianificare ogni cosa. Deve prevedere tutto. Di fronte alla durezza del mondo che non accetta i suoi figli, Marcella è costretta a pianificare ogni minuto della giornata. E la sua vita è un inferno.

Anche la Signora non ha spazio per l’imprevisto. Ma questo spazio non viene negato dalle circostanze avverse, ma dalla perdita della Speranza. L’assoluta mancanza di un senso, di una presenza amorevole nella sua vita, chiude ogni spazio alla Speranza.

Due donne che chiudono la finestra del cuore all’avvenimento dell’Imprevisto.

Fino a quando l’Imprevisto accade. Come un raggio di sole di Primavera che scioglie il gelo di un lungo inverno.

Un imprevisto che non possiamo prevedere è l’unica cosa che ci può salvare. L’unico fondamento della nostra speranza.

Un imprevisto. Nove piccoli clandestini. E un decimo, che quell’Imprevisto come un’ombra porta con sé. Un’ombra di gioia. Un’ombra di speranza. Un’ombra che è amica. Un’ombra che è il Mistero che presente ti saluta e ti commuove.

PERSONAGGI (in ordine di apparizione):

Marcella: donna sui trentacinque anni, energica e forte, fiera e determinata;

L’Ometto: Un ometto discreto ed abile. E’ vestito in maniera insignificante: giacchetta grigia di ordinanza, pantalone di velluto marrone, camicia a scacchi e golf grigio, cappello mediocre di feltro, anch’esso grigio; si vede che è pelato e porta baffetti neri che si ingrigiscono;

I Padrona: una signora di mezza età, tozza e larga, con un pesante talleiur giallo e un cappello con le piume in testa; indossa anche un paio di pesanti occhiali, da professoressa, con la montatura tartarugata;

I Portinaia: una donna giunonica, vestita con un camice a quadretti azzurri e un grande grembiule bianco con qualche pizzo, in testa ha un fazzoletto tutto colorato;

La Signora: una bella donna bionda sui quarantacinque anni; è vestita di una vestaglia di seta celeste, molto elegante. Come elegante e curato sembra essere tutto il suo aspetto:

Cesarina: prima figlia di Marcella, di dodici anni, è una ragazzina vivace e giudiziosa, mora e dai grandi occhi, che sembrano sempre pronti a commuoversi o a scoppiare a piangere;

Clandestini: Otto ragazzini e ragazzine, il più grande undici e il più piccolo cinque anni, figli di Marcella;

Tognone:il vecchio lattaio, uomo grande e grosso “come una picca” avvolto sempre dal suo enorme tabarro nero;

II Portinaia – Zelinda: donna anch’essa giunonica, che indossa occhiali e l’immancabile fazzoletto in testa, questa volta di colore celeste

LUOGHI:

1) Un parco cittadino con una panchina di ferro battuto (o due sedie di paglia).

2) Un salottino di un bellissimo appartamento in un antico palazzotto in centro città, arredato con una poltrona bella, nobile, imbottita di tessuto rosso e con il legno intarsiato e decorato d’oro; dall’altra parte della stanza è appeso un quadro che presumibilmente ritrae una Madonna con Bambino, stile ‘500 o ‘600.

3) Un piazzaletto di un antico palazzotto in centro, pieno di dignità e di pretese: un palazzotto arcigno, che dà soggezione; il piazzaletto è nitido, deserto, stando nel quale viene spontaneo di parlare sottovoce per non turbare quel secolare silenzio.

4) Una camera da letto in una soffitta bella e sana. Un lettone composto da una doppia rete con un doppio materasso matrimoniale, e due armadi con diverse ante. Sul materasso, un’enorme coperta e otto cuscini, posizionati due su ogni lato.

Ma, soprattutto: un telo posizionando a tre quarti che, illuminato, fa trasparire in ombra quello che accade dietro. Il telo è sormontato da una tenda, così da apparire, all’occorrenza una grande finestra. Il telo è l’elemento scenico centrale. Ciò che permette di trasformare tutto in un’ombra e dall’ombra permette di trarre fuori, storie, personaggi, azioni.

Il telo che è il velo del Mistero che svela la profondità e l’umanità della storia.

CONTINUA....

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